L'impulso

Liane Collot d’Herbois - Two horses - Archangel Michael - thanks to Walter Schneider from SchneiderEditionen

Iniziare

Ogni inizio contiene un impulso.

Non è ancora una forma compiuta. Non è ancora una direzione sicura. È una forza che cerca una via
per entrare nel mondo.

Per questo L'Anno comincia anche a settembre.

Non perché settembre sia l'inizio dell'anno naturale, perché in questo momento possiamo percepire con particolare chiarezza una soglia: la luce dell'estate comincia a raccogliersi, la natura cambia gesto, la vita esterna lentamente si ritira.

Qualcosa si concentra.

E proprio nella concentrazione può nascere un nuovo impulso.

Rosa dei Tudor - manoscritto British Library, Royal MS 11 E XI - un celebre codice musicale - 1516

Il respiro dell'anno

Alla fine dell’estate la natura ci porta incontro i frutti maturati sulla terra dal sole, dall’aria, dall’acqua.
Si inizia a lavorare per le nuove semine e perché la vita inizi un nuovo ciclo. 

Anche nella nostra anima vengono raccolti i frutti maturati dal sole interiore, dalle atmosfere respirate, dal fluire degli eventi di destino.
Ed è proprio in questa stagione, nel periodo dell’equinozio, che poniamo i semi dell’iniziativa nel nostro agire, così che un nuovo impulso generi un nuovo ciclo di eventi.

Possiamo immaginare il corso dell'anno come un grande respiro.
Ci sono momenti in cui la vita sembra espandersi verso il mondo e momenti in cui sembra raccogliersi nuovamente verso l'interno.
Anche il nostro respiro è un ponte.

Inspiriamo il mondo e lo restituiamo.

Ciò che è fuori diventa, per un momento, parte di noi; ciò che è dentro torna nuovamente nel mondo.
Il respiro ci ricorda che non esiste un dentro completamente separato da un fuori.

Anche l'anno può essere vissuto come una relazione continua fra Terra e Cosmo, fra espansione e raccolta, fra luce e oscurità.

Le feste dell'anno possono diventare allora immagini attraverso cui rendere cosciente questo ritmo.

Alla fine di settembre incontriamo San Michele.

"Das Zeichen des Bundes" from the Genesis section of the “Augsburger Wunderzeichenbuch” - ca. 1552

La soglia di Michele

Michele appartiene alla soglia.

È una figura che, nell'immaginazione tradizionale, porta l'essere umano davanti alle forze che incontra nel mondo e gli chiede di diventare cosciente della propria possibilità di libertà e della propria responsabilità.

L'immagine della spada, del drago, della lotta non deve essere letta soltanto come una battaglia esteriore.

Il drago può essere ciò che si frappone all'azione: paura, dubbio, esitazione, fretta, dispersione.
E l'ostacolo non è necessariamente un nemico.

Ogni impulso che vuole diventare realtà incontra una resistenza.
E proprio attraverso la resistenza può trovare forma.

“La festa di Michele coincide con il momento in cui la Bilancia tiene in perfetto equilibrio la vita esteriore e quella interiore, favorendo il passaggio dall'una all'altra.  Si tratta di una ricorrenza antichissima, presente in tutte le culture, che attribuiscono a questo Essere nomi diversi.
La sua caratteristica universale è però sempre la stessa: quella di unire il Cielo alla Terra, trovando

nella natura la sua immagine più bella nell'arcobaleno, il ponte di colori.

Ogni essere umano vive la propria evoluzione e la propria metamorfosi; 
oggi, Michele attende che la Terra e l'Umanità si colleghino attivamente al Cielo.
È uno spirito taciturno: osserva il nostro agire e risponde portando in alto tutto il bene che riusciamo

a generare. 

Ci lascia liberi, senza imporre nulla, per collaborare al nostro cammino verso una consapevolezza sempre più autonoma e matura.”

— Armando Comoretto

Liane Collot d’Herbois - Rose with chalice - thanks to Walter Schneider from SchneiderEditionen

Azione culturale

Un impulso rimane astratto finché non incontra il mondo.

Un pensiero deve trovare una parola.
Un'immagine deve trovare una forma.
Un'intenzione deve diventare gesto.
È qui che nasce l'azione culturale.

L'essere umano riceve qualcosa dal mondo e lo trasforma.

La natura diventa paesaggio.
Il colore diventa pittura.
Il pensiero diventa parola.
Il gesto diventa arte.
L'esperienza diventa cultura.

La cultura nasce dunque da una relazione: non dalla volontà di imporre una forma al mondo, ma dalla capacità di ascoltare ciò che il mondo chiede e di rispondere attraverso un'azione umana.

Per questo l'impulso di Michele può essere un invito: non aspettare che tutto sia pronto per iniziare.

Inizia da dove sei, con ciò che hai.

Le forze dell'ostacolo

Ogni nuovo inizio porta con sé anche le forze dell'ostacolo.
Possiamo incontrarle fuori di noi: una situazione, un limite, una difficoltà.
Ma possiamo incontrarle anche dentro di noi.

La paura di sbagliare.
Il desiderio di rimandare.
La fretta di arrivare.
La dispersione.
La difficoltà di distinguere ciò che è essenziale da ciò che non lo è.
L'impulso michelita non elimina queste forze.
Le rende visibili.

E quando diventano visibili, possiamo iniziare a lavorare con esse.

La domanda non è più soltanto: che cosa mi impedisce di agire?
Può diventare: che cosa mi chiede di sviluppare l'ostacolo che incontro?

Esercizio di colore - acquerello bagnato su bagnato

Un colore per l'impulso

Nel mese di settembre possiamo lasciare che il rosso  accompagni questa domanda.
Non come una definizione fissa del colore, come una qualità da osservare.

Il vermiglio può diventare per noi il colore dell'impulso: una forza viva, intensa, in pieno movimento, che cerca di entrare nel gesto.

Il carminio raccoglie questa forza compiendola nel gesto, portando l’impolso sulla terra.

Accanto ad esso possiamo immaginare il turchese come immagine di uno spazio che accoglie, protegge e ordina. Sono immagini, non formule.
Possiamo lasciarle vivere nella percezione, nella pittura, nella natura e nella nostra esperienza.
E possiamo domandarci come cambia un colore quando cambia la luce.

 

Luce e tenebra

Nel corso dell'anno osserviamo il divenire del colore nello spazio e nel tempo.

La luce cambia.
La natura cambia.
Il colore appare, si intensifica, si attenua, si trasforma.

Possiamo guardare questo divenire come una relazione fra luce e tenebra.
E da qui nasce una domanda più ampia.
Se nel mondo terrestre i colori si trasformano nel tempo, che cosa incontriamo quando guardiamo invece verso il cielo stellato?

Possiamo pensare alle costellazioni come a un'altra dimensione dell'esperienza del colore: non più soltanto il colore che diviene davanti ai nostri occhi, ma immagini cosmiche che appartengono allo spazio e al ritmo delle stelle.

Non si tratta di stabilire una corrispondenza meccanica.

È piuttosto un invito a osservare.
Come si incontrano luce e tenebra?
Come cambiano quando cambia il nostro punto di vista?

Pastel drawing by Rudolf Steiner - Christ between Lucifer and Ahriman

Dalla polarità all'unità

Nella tradizione zarathustriana, la polarità fra luce e tenebra viene espressa attraverso le figure di
Ahura Mazda e Ahriman.

Questa polarità non è da figurarsi come fissa e data.
Possiamo lasciare questa immagine sullo sfondo.
Prima la luce e la tenebra sembrano opporsi.

Poi possiamo domandarci se la loro relazione non appartenga a una realtà più grande, nella quale gli opposti possono essere nuovamente ricondotti a un'unità.
Non è necessario dare subito una risposta.
È sufficiente mantenere aperta la domanda.
È anch'essa un respiro tra il passato e il futuro.

“Ciò che è stato non è morto: continua ad agire nel presente.
Ciò che ancora non è accaduto è già presente come possibilità.

Tra i due si trova l'iniziativa.

Prendiamo così un po’ alla volta coscienza che ci sono due correnti del tempo, una è quella più manifesta, e viene dal passato, l’altra è meno visibile, e ci viene incontro dal futuro.
L’incontro delle due è il nostro presente, nel quale vive il nostro sentire.
Nel nostro cuore abbiamo l’organo di percezione per questi due movimenti, possiamo un po’ alla volta prenderne coscienza e svilupparlo, così da poter percepire nel tempo un’immagine vivente del senso
della nostra vita, con i suoi doveri, i suoi compiti e la sua missione.”

cit.  —Armando Comoretto
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