Il movimento dei Colori

Il colore è più che una superficie.

Prima ancora di apparire come una qualità visibile :  rosso, giallo, blu, verde  il colore è un movimento.
È qualcosa che accade tra la luce e la tenebra, nel punto delicato in cui l’una incontra l’altra e rende possibile la percezione.

Per questo, osservare veramente un colore significa imparare a considerarlo più che una proprietà degli oggetti. Un cielo non possiede semplicemente il suo azzurro. Una foglia non contiene il suo verde. Infatti l'azzurro del cielo si manifesta in mille sfumature diverse, il verde di una foglia cambia di ora in ora.  Il colore nasce nell’incontro: tra ciò che illumina e ciò che accoglie, tra ciò che si manifesta e ciò che rimane nascosto.

In questo senso possiamo cominciare a parlare dell’essere del colore.

Non come di un’idea astratta, né come di un simbolismo da applicare alle cose, ma come di una realtà che può essere incontrata attraverso una percezione più precisa.

"Das Zeichen des Bundes" from the Genesis section of the “Augsburger Wunderzeichenbuch” - ca. 1552

Il colore tra luce e tenebra

La luce, lasciata a se stessa, non ci appare come colore.
È nell'incontro con la tenebra che il colore comincia a manifestarsi.

La tenebra, a sua volta, non è semplicemente assenza di luce. È il campo che accoglie, trattiene, rende visibile ciò che la luce porta verso la manifestazione.

Tra queste due polarità si apre lo spazio del colore.

Possiamo allora osservare che i colori non si comportano tutti nello stesso modo. Alcuni sembrano avvicinarsi alla luce, espandersi, irradiarsi. Altri si raccolgono, acquistano densità, profondità e gravità. Alcuni portano il movimento verso l’esterno; altri sembrano ricondurlo verso un centro.

Il colore è quindi sempre in movimento.
Anche quando lo vediamo immobile, su una superficie, qualcosa al suo interno sta accadendo.
È questo movimento che rende possibile la sua qualità.

Chevreul's Colour Hemisphere

Una soglia di settembre

Settembre è un mese particolarmente adatto a questa osservazione.

La luce è ancora presente, eppure non domina più il paesaggio come nei mesi estivi. Le giornate cominciano lentamente a raccogliersi. L'aria cambia. I verdi perdono la loro espansione uniforme, le ombre acquistano consistenza, la luce del mattino e quella della sera diventano più basse e più precise.

Il paesaggio sembra trattenere qualcosa.

È una soglia: non siamo ancora nella profondità dell’autunno, eppure la natura ha già cominciato il movimento verso la concentrazione.

È qui che il vermiglio può essere incontrato.

Non come un colore da applicare a settembre, come una qualità da riconoscere.

Nel vermiglio c’è ancora un forte impulso verso la luce. Il colore ha qualcosa di diretto, vivo, quasi impetuoso. Avvicinandosi alla profondità del carminio, questo impulso comincia a raccogliersi.

Il movimento cambia.

Ciò che prima tendeva verso l’esterno può diventare intenzione interiore.

Il coraggio è più che la forza di avanzare. Diventa la capacità di rimanere presenti davanti a ciò che ancora non conosciamo.

Chevreul M. E. “Des Couleurs Et De Leurs Applications Aux Arts Industriels à l'Aide Des Cercles Chromatiques” Paris, France: J.-B. Baillière et fils, 1864.

Dal vermiglio al carminio

Possiamo immaginare questo passaggio come un movimento.

Nel vermiglio il colore sembra ancora portare con sé il gesto della manifestazione.
È una forza che si espone, che incontra, che affronta.

Nel carminio qualcosa si ritira.

Non nel senso di una perdita di forza, più di una sua trasformazione.
La luce non scompare: penetra più profondamente nella tenebra.

Il colore diventa più raccolto, più denso, meno immediatamente espansivo. La sua forza non è più soltanto visibile nel gesto esteriore, è nella capacità di custodire qualcosa. Quando il carminio espande la sua forza in tutte le direzioni entra in un'altra dimensione, sottile, generativa. Sembra attenuarsi in un rosa che in realtà è il principio del vivente. Il dialogo tra luce e tenebra genera nuova vita.

Per questo il carminio può essere percepito come un colore di soglia: non appartiene più interamente all'espansione della luce e non è ancora immerso nella quiete della tenebra.

È il luogo in cui una forza può diventare direzione.
E una direzione, per diventare realmente feconda, ha bisogno di un centro.

L'essere del colore

Quando osserviamo un colore in questo modo, lentamente cambia anche il nostro modo di guardare.

Non chiediamo più soltanto:

Che colore è?

Possiamo cominciare a chiedere:

  • Come si muove questo colore?

  • Da dove sembra provenire?

  • Verso che cosa tende?

  • Si espande o si raccoglie?

Si avvicina alla luce o alla profondità della tenebra?

Queste domande non servono a interpretare il colore secondo un significato prestabilito.

Servono a lasciarlo parlare.

L'essere del colore, come ogni essere,  non si rivela attraverso una definizione.
Si rivela attraverso una relazione.

Per questo l'osservazione del colore è anche un esercizio di educazione dello sguardo.
Impariamo lentamente a distinguere ciò che realmente vediamo da ciò che sappiamo già del colore.

Un rosso può sembrarci caldo o freddo, vicino o lontano, pesante o leggero. Può apparire come una superficie compatta oppure come qualcosa che sembra muoversi nello spazio. Può emergere dalla luce oppure sembrare generato dalla profondità dell'ombra.

La percezione diventa così un incontro.
E nell'incontro il colore acquista una propria individualità.

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